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L'ASTRARIO di Giovanni de Dondi ( # 37)
il mio astrario

Io, come appassionato non professionista, , dopo aver costruito alcuni orologi (riproducendone prima alcuni già esistenti, creandone poi altri) ho incominciato ad accarezzare l'idea di cimentarmi in qualcosa che rappresentasse una sfida, per dirla come fanno i più giovani," no limits"! E la mia scelta non poteva che cadere sull'astrario di Giovanni de Dondi.

La prima fase è stata caratterizzata da una lunga ricerca del maggior numero possibile di informazioni e mi è peraltro apparso subito evidente che se volevo costruire completamente io l'astrario , senza ricorrere cioè all'ausilio di officine professionali, con l'attrezzatura di cui disponevo , dovevo ridurre in scala le dimensioni:non avevo scelta .

Il massimo diametro ammesso sul mio tornio è 250 mm ed in considerazione che esso coincide approssimativamente alla metà del diametro della ruota dell'anno , che è la più grande di tutto il complesso, ho scelto di adottare la scala 1/2.

Quadrante di mercurio
(per una verifica delle dimensioni, osservate la loupe !)

Seguendo le indicazioni di Giovanni ho costruito il
Quadrante di Venere

casamento inferiore , poi quello superiore . A questo punto , dovendo incominciare a tagliare i denti delle ruote, si è presentato il problema di quale profilo dare loro .

Giovanni non da alcuna specifica al proposito , ma dai disegni si capisce inequivocabilmente che essi sono di forma triangolare; solo in alcuni casi egli specifica che essi dovranno avere la punta arrotondata per cui v'è da supporre che tutti gli altri debbano avere una forma triangolare.Io temevo che la minor forza derivante da un peso motore proporzionalmentepiù piccolo non sarebbe stato in grado, se avessi scelto il profilo triangolare, di vincere gli attriti che si generano quando tutti

vista interna
vista interna

gli indici sono in movimento, ho scelto il profilo epicicloidale, quello generato dalle moderna frese a modulo, d'altronde sono certo che se Giovanni avesse potuto disporre di una tale tecnologia non avrebbe anche lui esitato a farlo.


quasi terminato
Anche la costruzione dell'orologio non è stata priva di complicazioni; infatti non dobbiamo dimenticare che si può ridurre in scala quanto è prodotto dall'uomo, ma non ciò che è creato dalla natura.

Così è ovvio che variando le dimensioni del bilanciere avrei reso inadeguato, per una corretta misurazione del tempo, il treno di ingranaggi proposto da Giovanni. Diminuito infatti il raggio di girazione del bilanciere per mantenere inalterato il suo momento, e quindi il suo tempo di oscillazione, avrei dovuto aumentare la massa della sua corona in modo enorme, snaturandone irrimediabilmente l'estetica.

Ho risolto il problema variando il numero dei denti di un pignone e lasciando invariato il rimanente treno di ingranaggi.

Una curiosità: ai tempi del de Dondi le viti erano sconosciute e quindi l'astrario è tenuto assieme da saldature; per tutte quelle parti che per necessità di assemblaggio richiedono di poter essere staccate dalla struttura principale, il loro fissaggio è ottenuto tramite spine o caviglie.

Per "scrivere" tutti i nomi ed i numeri (il più piccolo dei quali è alto 38 centesimi di millimetro ) impressi sull'astrario ho dovuto incidere circa 8000 singoli caratteri.

A mio avviso il quadrante più bello è quello che rappresenta il sole: le soluzioni tecniche in esso contenute sono semplicemente deliziose. Il quadrante più complesso è quello della luna dove, fra l'altro, ingranano tra loro due ruote dentate che invece di essere rotonde hanno la forma di due pere

Come ho già detto anch'io sono stato costretto ad un paio di deviazioni, peraltro marginali, dalla descrizione fatta nel "Tractatus Astrarii" . Come ci ha ricordato l'indimenticabile Billy Wilder "nessuno è perfetto"!

E non vorrei sembrare iconoclasta, ma tutto sommato anche Giovanni de Dondi è incorso, io credo,

almeno in una svista quando a pagina 29 del Tractatus descrive un pignone come avente 15 denti , ma lo rappresenta nel disegno avendone 12 .

Spero che chiunque sia appassionato di orologeria condivida con me l'immensa gioia per essere riuscito a soddisfare le motivazioni che hanno indotto Giovanni de Dondi a scrivere il suo "Tractatus Astrarii" cioè che qualcun altro riuscisse a realizzare quello che il suo ingegno aveva concepito.

Desidero qua ringraziare il mio nuovo amico (spero che anche lui mi consideri tale) Don Unwin che ha costruito un astrario e che non ha esitato a fornirmi delle delucidazioni nelle circostanze in cui gli ho scritto per averne.


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