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L'ASTRARIO di Giovanni de Dondi ( # 37 )
Elementi di Teoria

Sulle facce esterne del "casamento superiore", come ho già detto, sono collocati i quadranti che indicano ciascuno un astro .Per leggere detti quadranti è necessario ricordarsi alcuni elementi di astronomia tolemaica

Per quanto ci spiega Giovanni, e per quanto lo scrivente abbia capito, il movimento degli astri, così come osservato dagli antichi astronomi era molto complesso.

Innanzi tutto gli studiosi constatarono che, a prescindere da un proprio eventuale moto tutti i pianeti e le stelle "fisse" si muovevano incessantemente in una direzione e così furono indotti ad immaginare che essi facessero parte di una sfera, che chiamarono primo mobile, che compiva una rotazione su se stessa in un giorno.

Detta sfera ruotava attorno ad un asse che coincideva con quello della terra ed aveva un suo polo nord ed un suo polo sud

Tanto più le stelle erano vicine ai poli, tanto più esse compivano rivoluzioni di raggio più piccolo fino ad arrivare alla stella posizionata esattamente al polo nord, la stella polare, che rimaneva ovviamente fissa tanto da essere considerata come punto di riferimento dai marinai che si affidavano ad essa per tracciare le loro rotte.

I pianeti si muovevano occupando sempre una banda , inclinata di 23° rispetto all'equatore del primo mobile, che fu chiamata zodiaco. Essa è caratterizzata dalla presenza di 12 costellazioni.

La particolare configurazione delle loro stelle da loro i ben noti nomi .Gli antichi astronomi pensarono che fosse più semplice descrivere il moto dei pianeti facendo riferimento alla loro posizione nello zodiaco .

fig1

Fu altresì osservato che nessun pianeta si muoveva secondo una traiettoria regolare bensì, pur completando le loro rivoluzioni in tempi costanti , sembrava che con moti ciclici si avvicinassero e si allontanassero dalla terra ed in determinati momenti davano l'impressione di tornare indietro per poi riprendere il movimento nella direzione principale .

Diciamolo, un movimento complicatissimo!


fig. 2

 

Per descrivere un tal moto così complesso fu immaginato come prima semplificazione che i pianeti percorressero le loro rivoluzioni esattamente circolari lungo una circonferenza chiamata equante. (figura 1)

Dato che invece i pianeti si muovevano lungo, diciamo, delle ellissi, l'artefizio che si usò per riprodurre siffatta curva fu quello di fare ruotare lungo l'equante il centro di un'altra circonferenza chiamata deferente (Fig. 2) lungo la quale, a sua volta, si muoveva un punto chiamato centro dell'epiciclo (Fig.3 & Fig. 4)

 
fig.3
fig.4

La curva tracciata dal centro dell'epiciclo rappresenta il cammino fatto dal punto attorno al quale il pianeta compie una rivoluzione immaginaria. (Fig. 5)

Dalla figura 6 si capisce chiaramente che ad un osservatore posizionato sulla terra (punto A) appare che il pianeta P, durante la sua rivoluzione immaginaria, attorno a D si sposterà velocemente nel tratto 1-2 , sembrerà tornare indietro lentamente nel tratto2-3 , più velocemente nel tratto 3-4 , e sembrerà avanzare lentamente nel tratto 4-1.

Ecco che è stato riprodotto quel movimento che era stato definito complicatissimo.

Da un punto di vista pratico per identificare la posizione di un pianeta nello spazio bisogna quindi disporre di:

fig.5
fig.6

A)un quadrante il centro del quale rappresenta il centro della terra e sul quale sono riportati i segni dello zodiaco( Fig.7)

B) di una ruota dentata che compia un giro nel tempo impiegato dal pianeta per percorrere la sua rivoluzione. Lungo un braccio della ruota dentata è alloggiato un cursore sul quale è alloggiato un perno che rappresenta il centro dell'epiciclo. (Fig. 8)

C) Di un disco, l'epiciclo, sul quale è fissato il perno che rappresenta il pianeta (Fig. 9).

D) Di un indice che libero di ruotare attorno al centro del quadrante (idealmente la terra) venga mosso dal centro dell'epiciclo e la cui linea di fede vada a cadere sullo zodiaco onde poter effettuare la lettura. (Fig.10)

fig. 7
fig. 8
 
fig. 9

Quanto sopra , in estrema sintesi e con molte semplificazioni è quanto fece Giovanni De Dondi per rappresentare il moto degli astri.

G. de Dondi - "Tractatus Astrarii"-

( Biblioteca Apostolica Romana 1960 )

   
fig. 10

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