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Questo articolo è apparso sull'inserto "Orologi" del Corriere della Sera pubblicato in data 10/05/2002. E' , nella mia opinione , veritiero se si prescinde dalla generosità di Maurizio di Gregorio nel definire il mio fisico "atletico".


Nel 1974, per "l'horologer de Saint-Paul" tratto dal romanzo di Georges Simenon , il regista francese Bertrand Tavernier aveva scelto, nel ruolo del protagonista Michel Descombes, un magistrale Philippe Noiret. L'interprete principale di un possibile "orologiaio di Chiavari " c'è già: si chiama Carlo Croce.

Cinquantasette anni, alto , fisico atletico, carattere schivo, che dopo le iniziali diffidenze rivela una genuina cordialità, il signor Croce è un geniale riproduttore-inventore.

La sua specialità è progettare e realizzare celebri orologi da tavola di cui forgia tutti i pezzi. «Tranne le molle», sottolinea con un pizzico di pignoleria. I suoi meccanismi e movimenti sono sofisticati al punto che nel 2000 la rivista inglese "Clocks" (una sorta di Bibbia per gli specialisti del settore) gli ha addirittura dedicato la copertina.

«Da giovane sono stato ufficiale di macchina sulle navi da crociera per circa 10 anni. Poi mi sono sposato ed ho lasciato quel lavoro. La passione per la meccanica mi ha spinto a leggere riviste inglesi del settore e un giorno ho cominciato a costruire il modello di una locomotiva: la "835". Ho impiegato 3 anni a completare quel lavoro e quindi dopo ho voluto affrontare un altro tipo di sfida che non mi occupasse così tanto tempo ».

Dai treni a vapore agli orologi meccanici ,il passo è stato sorprendentemente breve. Così è nato "l'orologio numero 1 " , un modello molto semplice sia dal punto di vista concettuale che costruttivo. «Rappresenta la copia di quelli in uso nei monasteri del sedicesimo secolo- spiega-. E' provvisto, come tutti gli strumenti suoi contemporanei , di una sola lancetta».
Croce mostra il « numero 1 » , in bella vista nel suo laboratorio rifugio, come Paperon de Paperoni custodiva il suo primo cent.. E ne parla con l'amore e l'orgoglio che si riserva ad una creatura».

«Certo oggi mi sembra molto semplice, ma nel 1977 l'averlo realizzato,mi esaltò parecchio».

«A questo punto la mia passione era diventata quasi una professione e ho quindi dedicato tutto il mio tempo libero agli orologio.
A Lavagna , a pochi chilometri da Chiavari, Carlo Croce ha trasformato un garage di 30 metri quadrati in un laboratorio da alchimista dell'orologeria: lo spazio è riempito da strumenti di precisione, torni, fresatrici, trapani, seghe, pantografi e levigatrici, che servono a costruire, modellare e assemblare i pezzi necessari ai suoi capolavori. E uno stetoscopio che lo aiuta ad «ascoltare» il ticchettio dei suoi orologi.

«Ogni giorno è un viavai di amici ed appassionati che vengono a discutere delle scelte tecniche e stilistiche delle mie creazioni. Mi piace questo contatto con gli appassionati perché ti costringe a studiare sempre nuove soluzioni per raggiungere una perfezione che non arriverà mai».

Ma qualche volta Carlo Croce la perfezione l'ha sfiorata , come quando nei primi anni ottanta si è cimentato con l'Astrario di Giovanni de Dondi, professore di logica, matematica, astronomia ed astrologia del XIV secolo .L'astrario costruito dal Dondi vuole dare l'indicazione della posizione nel firmamento dei pianeti allora conosciuti nel rispetto della concezione tolemaica del sistema solare , avendo quindi come punto di riferimento la Terra, con il Sole ed i cinque pianeti ( Venere, Marte,Saturno, Mercurio e Giove) che ruotano interno ad essa .

Una volta finito , è stato esposto per alcuni anni in una delle orologerie più famose di Milano, fino a quando un collezionista americano non lo ha comperato costringendomi a promettergli che non ne avrei mai costruito uno simile».

Adesso la sfida dell'«orologiaio di Chiavari» è sempre più sofisticata. Dopo i «trenta ore» e gli «otto giorni»( entrambi così definiti per la durata della carica) i «solari» ed i «Tourbillon», è la volta dei «regolatori».

«Questo tipo di orologi è caratterizzato dal particolare grado di precisione del funzionamento. Si chiamano così in quanto erano quelli che gli orologiai riparatori tenevano nella loro bottega ed ai quali facevano riferimento per regolare , giusta'appunto, i pezzi in corso di riparazione.

Il futuro? Non ho programmi . Adesso aspetto di andare in pensione per potermi dedicare anima e corpo a questa straordinaria passione . Sempre che mia moglie non si arrabbi troppo. Le ho riempito la casa di tantissimi orologi e non andiamo quasi mai in vacanza. Mi ha chiesto di portarla in crociera, ma io di navigazione ne ho abbastanza».

(la bellissima "Only Time" è cantata da Enya)

 
Spero che il mio sito vi sia piaciuto, in qualunque caso , fatemelo sapere
Carlo
....fra l'altro


....non è il mio gattino,ma tutte le sere gli do da mangiare. Una volta sazio scompare fino alla sera successiva!!!
..... e dopo un paio di anni


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