La caratteristica saliente di quest'orologio è il grande bilanciere di circa 12 centimetri di diametro - una dimensione decisamente insolita per un orologio da tavolo. Quando è in movimento, il bilanciere è semplicemente imponente e affascinante da osservare: sembra non volersi arrestare mai per la sua grande inerzia.
Il principio dell'impulso ritardato
Il bilanciere è mantenuto in moto dall'impulso elettrico che gli viene conferito quando è al termine della sua oscillazione, non al centro come negli scappamenti tradizionali. Questa scelta tecnica, unitamente alla mancanza di una compensazione per il variare della temperatura, è uno dei motivi della sua scarsa precisione cronometrica.
Va però precisato che la precisione non è l'obiettivo di questo orologio: esso rimane comunque nei limiti di un normale orologio da tavolo, ed è più un oggetto di fascino meccanico che uno strumento di misurazione del tempo.
Il fascino della trasparenza
Il quadrante è di vetro trasparente, una scelta deliberata per permettere l'accesso visivo al meccanismo sottostante. In verità, il meccanismo è molto semplice - proprio questa semplicità è parte del suo fascino. Non ci sono complessi treni di ingranaggi o scappamenti elaborati: solo il grande bilanciere che oscilla ipnoticamente, mosso da impulsi elettrici precisi e regolari.
L'alimentazione elettrica
L'energia per mantenere in moto il bilanciere è fornita da una batteria da 4,5 volt alloggiata dentro alla base di legno. Questa soluzione permette un funzionamento autonomo di circa un mese con una singola batteria - una durata notevole considerando che il bilanciere è in movimento continuo.
L'uso dell'elettricità per alimentare orologi meccanici fu una delle frontiere esplorate nel passaggio tra orologeria tradizionale ed elettronica. L'orologio Murday rappresenta questo momento di transizione, mantenendo l'estetica e la meccanica visibile dell'orologeria tradizionale ma sfruttando l'affidabilità e la costanza dell'energia elettrica.
Due gemelli quasi identici
Di questo orologio ho costruito due esemplari (i miei numeri 22 e 23) che si differenziano solo per particolari trascurabili. Costruire due versioni dello stesso orologio è sempre un'esperienza interessante: la seconda volta si affinano le tecniche, si correggono piccoli difetti, si perfezionano i dettagli. Eppure, per quanto si cerchi di replicare esattamente, ogni orologio mantiene la sua unicità - piccole differenze nella lavorazione, nella regolazione, nel carattere del movimento che lo rendono riconoscibile e individuale.